Il francese Jean–François Champollion (1790–1832) fu un vero genio delle lingue antiche. A vent’anni conosceva perfettamente il latino, il greco, l’ebraico, il sanscrito, l’arabo, il siriaco, il caldeo, il persiano, il cinese e altre, oltre alla sua lingua madre.
Ma la sua grande passione fu l’Egitto. Lui stesso racconta che decise di decifrare i geroglifici già al liceo, quando gli fu detto che era una scrittura impossibile da interpretare.
L’impresa gli riuscì nel 1822 grazie alla Stele di Rosetta, una pietra sulla quale è riportato lo stesso testo in tre lingue: greco, egiziano geroglifico ed egiziano demotico (tarda grafia corsiva).
Dal confronto tra le tre scritture, Champollion riuscì a individuare le forme geroglifiche dei nomi Tolomeo e Cleopatra, dalle quali partì per individuare la chiave di lettura dei geroglifici.
«Si tratta di un sistema complesso, di una scrittura contemporaneamente figurativa, simbolica e fonetica, in uno stesso testo, una stessa frase e direi quasi in una stessa parola», come la descrisse lui stesso.